Il fumetto della severa ironia

Wilhelm Busch e la fumettistica spietata

Nessuno oserebbe negare che la storia del fumetto rappresenti ormai un ambito dell’estetica e della cultura letteraria in cui si mescolano senza riserve elementi visuali e contenuti narrativi di un certo livello. Quando Armillaria decise di ripubblicare l’opera di Wilhelm Busch Max und Moritz. Eine Bübengeschichte l’esigenza era dettata da una curiosità a tratti infantile, ma anche da una sfida: dotare il lettore di un copione illustrato e portatore di un’ironia ormai vecchia di un secolo; sfidare una lingua complessa, appesantita dagli anni e resa comica perché tramandata e mai improvvisata, sottoponendola perciò a una nuova, agile e pulita traduzione (il pubblico italiano già poteva consultare il testo). Commemorare qualcuno o qualcosa non significa sempre ‘rendergli onore’, ‘restituendogli qualcosa’ appunto, ma anche l’occasione per fare chiarezza su storie sfuggenti. E, come sempre, chi vuole chiarezza deve essere disposto a sorprendersi.

L’occasione di tornare sulle orme di Busch è stata fornita alle edizioni Armillaria da un’antologica in mostra alla Kulturhaus di Baden-Baden fino al 3 marzo 2019. Uno degli autori più noti a quel pubblico che per età non è intimamente padrone della digitalizzazione e che, quindi, si lascia affascinare dalla stridente ironia che ha segnato la storia del fumetto dalla seconda metà del XIX secolo.

Con il suo Max und Moritz. Eine Bübengeschichte Wilhelm Busch ha inconsapevolmente (fin dove?) allenato il popolo teutonico a un concetto di giustizia celeste che ben si innesta sulle pieghe di un moralismo facile da capire e diffondere. Quello che si adatta senza fatica ai tempi familiari e domestici, ai vecchi arredi Biedermeier fatti di cassapanche, letti a fondale basso e spalliera alta. Questa la solida base estetica su cui si articola una comicità molto dinamica e apparentemente spensierata. Non a torto, proprio Busch può essere considerato il personaggio che più ha influito sulla nascita, lo sviluppo e l’epilogo del noir illustrato.

Il primo veramente riuscito dopo i lavori comparsi sul Fliegende Blätter a cura di Franz von Poccis (1807–1876) con la sua Der Staatshämorroidarius (1860) inserì il tema della Schadenfreude poi ripreso da Thomas Theodor Heine nel 1932. Un’occasione, si diceva, per incrociare un finale disinvolto e moraleggiante con un destino sorprendentemente inclemente. In più occasioni era proprio la morte a piombare sulle giovani vite dei personaggi di Bush per troncarne, punitiva, il naturale svolgimento. Una variante delle cosiddette ‘storie per cattivi ragazzi’ che includeva anche un’avventura stilistica condotta per immagini e neologismi: ‘Schnupdiwup’, ‘Ritzeratze’, ‘Rickeracke’ per citarne alcuni. Ancora nel 1863 con Diogenes und die bösen Buben von Korinth l’insofferenza dovuta al conflitto generazionale, pur menzionando l’affinità di Busch per il racconto filosofico, rende i ragazzi vittime dei loro stessi giochi: uncinati alla botte, forse metafora di una giustizia che si ripete, finiscono per esserne travolti e schiacciati. Conclude Busch: Die bösen Buben von Korinth/Sind plattgewalzt, wie Kuchen sind. / Diogenes der Weise aber kroch ins Faß/Und sprach: »Ja, ja, das kommt von das!!«

In pochi tratti, inequivocabili e come disegnati con punta di spada, tornare alla quiete della riflessione significava accogliere lo stesso ordine universale che ha disposto gli eventi nel modo in cui si sono svolti e che il dito del filosofo Diogene punta senza riserve. Nessuna tenerezza, né per i giovani, né per la loro involontaria cattiveria.

Ancora in mostra le quindici vignette a colori prive di testo di L’esperto barbiere, storiella dal sapore macabro e dal dettaglio rosso-sangue che cola per un errore di taglio: non molto sorprendente, se non fosse che il barboncino è lì pronto ad abbeverarsene con estrema crudezza. Dolore per qualcuno, piacere per qualcun altro, potremmo concludere.

Importante dettaglio fornito in mostra: alla morte dell’autore (1908) Max und Moritz era già tradotto in 10 lingue con 430.000 esemplari nella sua cinquantaseiesima edizione.

Un guadagno si può affermare anche con la voce di chi non tollera che figure e parole siano mischiate nel genere in questione: alla luce di tutte gli equivoci linguistici e delle vetustà di costume, tutti possiamo tristemente riconoscere che, a volte, è proprio il dolore a sorprenderci con una risata!

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