youNO? La biennale Touch ME a Strasburgo

Inquietanti frontiere del digitale

E’ un modo di dire ma serve spesso a prendere tempo. E, oltre al tempo, dà confidenza al parlante e ammorbidisce chi ascolta o chi pensa di farlo. L’intercalare retorico ‘you know?’ (pari al ‘you know!’), è uno degli scempi linguistici che la digitalizzazione minaccia. Che la digitalizzazione sia la benvenuta, quindi! Ne seguirà, forse, un guadagno oppure la semplice risultanza di un agire verbale che avanza proprio la domanda tautologica, quella che da subito include una risposta ovvia. Mentre il ‘come sai’ o il ‘cioè’ degli americani dovrebbero incrociare la pausa che precede il modo esplicativo-dichiarativo con un’avvenuta sintonia dialogica, le nuove comunicazioni, il mondo dell’informazione digitalizzata, performano il linguaggio prima di procedere con la revisione della coscienza critica.

F. Mehnert, Forest protocols

In questa retorica disattenta del you_know c’è dunque lo schema precostituito della necessità di una risposta. Non la possibilità di sottrarsi alla domanda. Neppure l’apertura che ogni domanda dovrebbe assicurare. Ma una domanda che si risponde, che non dà tempo di rispondere, né ha tempo per un’altra risposta. La creatività è minacciata in questo fraseggio sconsiderato che la stessa digitalizzazione reclama come principio omologante.

Jia, Untitled

Impedire la fuoriuscita di altri modi lingustici significa attuare sistemi di controllo. Questo implicito tentativo di bloccare l’espressione e di contenere le aperture del linguaggio è anche la censura denunciata da Jia, artista che lavora sull’impatto visivo della parola e sulla costituzione di un significato in grado di superare le barriere convenzionali dell’alfabeto e della stesura. Un modo per evadere la prigione alfabetica e riscoprire nuovi linguaggi visivi pur muovendo dal linguaggio convenzionale.

Di grande attualità anche i lavori di Paolo Cirio, portati a indagare la forma di ribellione al controllo che principia da una dispersione delle fonti di controllo, oltre che dalla loro appropriazione e diffusione incontrollate. L’apparato di securizzazioni tecnologiche messo in piedi per controllare il controllato si ribella quando rivela e pubblicizza il profilo del controllore rivelando la sua falla.

E. Roth, Landscapes

Che il linguaggio, qualunque linguaggio, nasconda le proprie insidie può non essere così letale per la macchina quanto per l’uomo. I sistemi di riconoscimento CAPTCHA sono ormai le chiavi di accesso integrate nella valutazione di una parte di realtà: il sistema riconosce attraverso codifica un comportamento umano e respinge quello inanimato. Nulla di strano se non fosse che la programmazione, l’inumano, riesce ormai a leggere e decifrare i codici di riconoscimento meglio di quanto lo possa fare un individuo reale, derubandolo di una via di accesso e di una prova di identità. Sono migliaia i fotogrammi segretamente carpiti dalla macchina che così si autonomizza e rivela.

Interazione con l’opera This you is me di A. Sadiq

Macchina che si appropria ma che orienta anche il comportamento conoscitivo di chi vi incorre. Dal riconoscimento spaziale della persona alla simulazione di un’interazione bidimensionale con essa: un esperimento di fattura semplice ma inquietante, in grado di sconvolgere la sensibilità conoscitiva che misura intuitivamente lo spazio e che è costretta a riorganizzarlo in funzione di una presenza virtuale. Qui la frontiera del digitale può davvero rappresentare una sfida nella riorganizzazione degli apparati percettivi, nella definizione di priorità sensoriali e della validità dei portati di senso.

Meno pacifico, il controllo dell’informazione collocato all’opposto della censura che deruba di dati ritenuti sensibili il fruitore inconsapevole o come nell’opera Menschentraks di F. Mehnert che li ridistribuisce ad altrettanti fruitori inconsapevoli.

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