Un vino barocco? Il Grüner Veltliner di Stift Göttweig

SE ‘BAROCCO’ VUOL DIRE FINZIONE, QUI SI PARLA DI TUTT’ALTRO

Coloro che ammirano la bellezza di quaggiù non sanno che il loro stupore è dovuto alla bellezza di lassù: essa, infatti, ne è il modello.
Plotino, Enneadi, V,8,4

Un anno prima che morisse (1739) poté vedere la sua Apoteosi ben raffigurata per mano del tirolese Paul Troger sul soffitto dello scalone imperiale di una famosa abbazia benedettina. Questo perché in qualità di imperatore del Sacro Romano Impero risultò anche Re di Napoli, Re di Sicilia, Re di Sardegna, Re d’Ungheria, Re di Boemia, Duca di Milano, Duca di Parma e Piacenza, Re di Spagna e Conte di Barcellona e Duca di Teschen. Stiamo parlando della raffigurazione, con un tocco di paganesimo che lo vede nei panni di Apollo, che esaltò le fattezze fisiche e morali di Carlo VI d’Asburgo presso l’Abbazia di Göttweig, al tempo appena ricostruita a seguito di un incendio. Come sempre accade, anche con il vino la storia inizia molto prima.

Negli stessi anni in cui l’abate Desiderio di Montecassino è ossessionato dalla domanda sulla verginità perduta – la stessa che il genio di Pier Damiani prova abilmente a dissipare – Altmann, arcivescovo di Passau, fonda nel 1083 lo Stift Göttweig, un insediamento poi strutturato su due chiostri per non fare torto a agostiniani e benedettini.

Siamo nella Kremstal, una valle che si snoda a 80 km a ovest della capitale austriaca. Anche in questo caso la prossimità al Danubio resta un fattore decisivo per tante ragioni. Strutturata su un rialzo collinare di ca. 600 metri di lato, l’abbazia gode di perfetta esposizione. Su un terreno di variegata composizione ritroviamo argilla e rocce formatesi dalla disgregazione dell’ardesia.

Un Imperatore nei panni di un dio pagano, si diceva. E’ appunto nella tradizione medievale che bisogna rintracciare le fattezze del dio medico e guaritore, noto per la sua origine solare. Se nell’opera di Troger, Apollo resta un emblema del sapere, della divinazione e della legge, ben oltre la celebrazione del personaggio storico, il dio rappresenta soprattutto una minaccia dichiarata per il buio della ragione. Preceduta da Minerva, una cavalcata furiosa condotta da due destrieri lancia il dio a piena velocità contro le allegorie della notte: una schiera di gufi, dragoni e diavoli fanno le spese nell’incedere rapidissimo della luce. Tutto plausibile nella fantasmagoria che voleva Apollo uccisore del serpente, ma anche protettore delle arti e della religione, come dimostra l’affollamento di figure alla sua sinistra: un altro trionfo, quello che vede la personificazione delle principali arti liberali occupa la parte alta dell’affresco, con la bella Astronomia che imbraccia una sfera armillare, seguita con ogni probabilità da Musica e Geometria.

Oggi con 26 ettari di terreno, la nuova formazione della cantina Stift Göttweig Betriebsges.m.b.H pianta per due terzi Grüner Veltliner e per un terzo Riesling. Siamo partiti ancora dalle etichette che esibiscono il vanto del barocco austriaco e che per il mercato tedesco ci risultano ancor più eleganti di quelle distribuite entro i confini nazionali. Riprendono un incisione calcografica che raccoglie le virtù nominate in basso con i terminiIustitia e Pietate e che, nella versione venduta entro i confini nazionali si accontenta di ricapitolare con vari estratti grafici lo stile del famoso affresco barocco.

Il Grüner Veltliner di Stift Göttweig si presenta nella proposta base con un bel pale lemon e rilascia una leggerezza al naso tipica dei fiori bianchi, dell’acacia, con un sentore di pesca che accarezza appena e scappa via, vero emblema di delicatezza. Il tutto in modo non invadente, posato, con freschezza e pulizia. Mentre il naso si abitua, emerge modesta una punta di mandarino. Arrivano al palato i frutti tropicali portatori di sapidità e mineralità: forse una pienezza eccessiva per questi due valori ma subito riconoscibili mango, melone bianco, un pizzico di pepe bianco, per un finale con pesca e uva spina. Residuo zuccherino basso, un accenno di foglia di menta nel finale.

Ci ha fatto venire in mente il vitello tonnato, le carni bianche in genere, aperitivi a base di formaggi non stagionati o tartine al salmone. Una vera sorpresa rispetto alle tradizioni culinarie di provenienza lo classifica come un vino assolutamente da provare. Ben fatto!

Come sempre, zum Wohl ! … alla vera salute!

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