Un bianco per tutto l’anno? Un giorno con la Malvazija Istarska…

Le prime dodici ore nella zona di Poreč

La penisola triangolare racchiusa tra il promontorio di Premantura e la punta di Monterosso ha un fascino anzitutto geometrico che per ogni enoturista rappresenta una scommessa facile da vincere soprattutto con poco tempo a disposizione. Ci è parsa subito una regione vinicola da scoprire, non ancora del tutto infestata dalle iridescenze del marketing e della vendita all’incanto. Un territorio particolarmente facile da percorrere in poco tempo, vittima di tante assurdità storiche, che lentamente esce dal disastro e incontra generazioni di giovani pronte a rivendicare specificità culturali e autonomie ideologiche. Tutto questo senza trascurare continuità e innovazione.

Nonostante questa prossimità geografica, decidiamo di trattare la perlustrazione in due interventi. I tre avamposti di Bale (Valle), Poreč (Parenzo) e Buje (Buie) serviranno a scandire le tappe di una degustazione-lampo avvenuta in meno di 24 ore.

Non è difficile raggiungere il borgo fortificato di Bale (Valle) dall’aeroporto di Pula. Merita soprattutto una visita la piccola pieve di San Rocco, con affreschi del Maestro di Costanza ancora ben preservati e facilmente accessibile prima di inoltrarsi nel tessuto circolare del settore più antico che inizia con l’attraversamento dell’arco del palazzo gotico-rinascimentale Soardo-Bembo.

Dal ciclo di affreschi nella pieve di San Rocco a Bale (Valle). Ultima cena con pani e brezel ben visibili.

Un giro veloce prima di puntare al fiordo che taglia la regione da Rovini fino alla statale 75 da cui è agile raggiungere la piccola cantina Matoŝević. Siamo soli all’arrivo e ci vengono dedicate tutte le attenzioni necessarie per condurre una vertiginosa degustazione con gran parte dei prodotti dell’azienda. Subito da menzionare cortesia e professionalità.

Ingresso della cantina Matoŝević.

Cominciamo il nostro viaggio con il Barely Legal 2017, un vino spumante metodo classico chardonnay-malvasia (80-20%) che non ci entusiasma, con qualche aroma lattico ma molto statico nel bicchiere. Buona acidità, frutti tropicali ma sicuramente da migliorare. Tra i vini della gamma base troviamo l’Aura 2017 (chardonnay 45%, malvasia 45%, sauvignon blanc 10%), molto piacevole e da bere senza impegno, con una nota amara al naso e albicocca ma di persistenza breve. È l’iniziazione alla Malvasia in purezza, l’Alba 2018 (12,5%), floreale e citrino, fermentato in acciaio con aromi lattici più accentuati e aromi di menta e rosmarino. Buona struttura per un’acidità più sostenuta e maggior corpo, piacevolissimo in abbinamento a piatti della cucina thai.

Vero vanto Matoŝević, l’Alba Robinia 2015, con affinamento in barrique di acacia e contatto con i lieviti per maggiore morbidezza: al naso si riconoscono note vanigliate non molto pronunciate, crema pasticcera e rotondità con un finale opportuno di toni affumicati. Quasi stesso destino per l’Alba Antiqua 2015, prodotto da una resa inferiore e soltanto in ottime annate, lasciato a macerare due giorni sulle bucce e fermentato in barrique per 30 mesi sur lie. Un colore più intenso e un corpo pieno, ma dal naso delicato, con sambuco e fiori bianchi. Fine in bocca, morbido, vellutato, albicocca, miele, con un pizzico di pepe bianco a chiudere. Buona la sapidità assieme al finale lungo.

Discorso a parte merita la linea Grimalda, con vigneti posizionati verso nord-est nei pressi del lago Butoniga e scelti per i vini più complessi adatti a un disteso affinamento. Riconoscibile per la bottiglia panciuta, la cuvée Grimalda 2016 conserva le stesse proporzioni dell’Aura in uvaggio ma con affinamento in barrique e contatto con lieviti per almeno 12 mesi. La cremosità è affascinante.

Per i due rossi, il Grimalda e il Mora, entrambi 2016 sentiamo ancora di dover consigliare in assaggio il primo, un blend di Merlot e Teran, entrambi richiedenti un riposo adeguato che consenta all’acidità di stabilizzarsi, sviluppare e rifinire una complessa gamma di aromi. Per i prossimi 10 anni sicuramente un vino da sfida.

Procedendo ancora verso nord si arriva senza difficoltà a Senandraghi (Ženodraga), in croato ‘donna cara’, ci spiega Mario Peršurić titolare di una piccola azienda da 12 ettari con circa 13.000 bottiglie prodotte. Un personaggio di grande umiltà e affabilità che non esita ad accoglierci nel luogo d’imbottigliamento e affinamento e che da subito ci mette a nostro agio parlando un italiano molto disinvolto. Il suo sorriso accompagna vini schietti, probabilmente bevuti come un tempo, la cui singolare trazione verso il passato è rappresentata da una lunga etichetta, avvolgente e preziosa, in cui è ripreso l’affresco di una santa circondata da simboli del lavoro agricolo e delle festività.    

A chiudere questo primo tratto è la bella vineria-enoteca Damjanic, tra Mugeba e Flengi, dove conosciamo con molto interesse i prodotti di Ivan Damjanic che, tuttavia, non riusciamo a incontrare pur riuscendo a provare ben tre vini in questa terrazza ben allestita.

Un luogo piacevole e calmo in cui è possibile intrattenersi anche come visitatori occasionali. Iniziamo con Malvazija 2018 con i suoi 13%, leggero, che si fa bere, senza accenti particolari e con un finale toccato dall’amarezza. Diverse le sorti della Malvazija Acacia 2015, già impreziosita nella variante grafica dell’etichetta e affinata 12 mesi in botti di acacia per poi terminare l’affinamento di nuovo in inox. Simile il bilanciamento zuccheri residui/acidità,

rilascia al naso miele mentre il corpo si determina con una nota erbacea più intensa e distinta.

L’incontro con il rosso Clemente 2013 prevede un blend di quattro uvaggi: Merlot 60 %, Cabernet sauvignon 25 %, Teran 10% and Borgonja 5 %. Vino longevo con affinamento lungo in rovere e bottiglia e che, ancora una volta come per i rossi cui ci stiamo abituando, prevede un miglioramento progressivo. Toni secchi, cuoio e animale, pellame, si alternano ai sentori erbacei del cabernet. I tannini restano morbidi, forse di corpo poco slanciato.

Nel prossimo articolo, da Poreč punteremo verso Buje per esplorare altre significative testimonianze enologiche della regione.

Come sempre Zum Wohl…alla vera salute!

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