And then the Swiss

Basel, a three-faces city

Basel, a multi-faceted city that nobody could easily choose to ignore. One might end-up there for natural circumstances: taken by ‘juncture aptitude’ or ‘intersection’. At a first look Basel simply appears as a crowded place, stemming from at least three different cultural sources. Citizens are still proudly carrying their linguistic identity without conflict. Three languages, three ways of thinking. The French tradition, the German exoticism, the Italian climbing approach from South. Three experienced forms of autonomy which relates to the diversity of neighbors their different origin and habits – but harmonized through a long-lasting exchange which is grounded on this peculiar linguistic prism – with curiosity and respect.  

Counting less than 200.000 citizens, Basel is considered a Dreiländereck (a corner composed by three lands) and is an important place in the field of arts and sciences. We started our visit at the Novartis Campus, located at walking-distance, easy to reach by following the river, passing by the native house of Johann Peter Hebel. We then headed towards the Tinguely Museum from which the best view of the river is guaranteed: from huge glass walls the visitor plunges into the amazing landscape.

It would be inappropriate to describe in just a few sentences the typical streets located on the west side of the river and the central place (Marktplatz). Our best advice is to explore them on your own because it is really worth it! We suggest you to visit Basel on a e-bike to manage the slope between the bank and downtown. Basel has it all of a Nordic city, but also a multi-colored vibrant, kaleidoscopic, multicultural center. The matching of old and contemporary features is part of such creativity deprived of all sorts of obscurantism. Is it possible that this kind of linguistic polygamy is the main reason of the cultural success?

The city overflows surprisingly the geographical boundaries. As an attachment-building, the Vitra Museum is located in the small town of Weil am Rhein, not so far from Basel Bad station. It is possible to reach it passing the national border and an unusual prison facility which seems to be a holiday residence rather than a detention place. Visiting Vitra is quite important to understand and refine the history of design: it offers the possibility to complete an architectonical interaction (or to build up a new interaction) proceeding from related buildings, new aesthetic choices and projects still not fulfilled.

The place seems to be tailored for experimental purposes: famous architects like Zaha Hadid and Tadao Andō tried to ‘fix’ their artistic style harmoniously and with freedom but, above all, they were convinced to perform the site as a living place and despite its decentralized position. Vitra Campus demonstrates the attempt to rebuild a residential way of thinking, not just based on necessity but mostly on anthropization. This concept should be the starting point for every kind of memory, like an extensive interpretation of the concept of ab urbe condita.

The Congress area designed by Andō strikes us for its scenic reach: it is a concrete but fleeing building which cannot be comprehensively catched at first sight and that is quite different from the famous strictness of Azuma House in Osaka. It looks more like an aggregation of areas which could be reached without premeditation; it seems to be claustrophobic and overflowing but ultimately revealing bright and subterranean terraces. Walking through the site is allowed in order to convey an extremely actual image of habitat and offers to visitors the opportunity to imagine how the place could have been revealed.

Victim of Le Corbusier’s appeal, Balkrishna Doshi is the key figure of the temporary exhibition hosted: he offers an innovative and architectonical link between East and West. After eight months of voluntary work under the supervision of the famous French architect, Doshi tried to develop his architectural Manifesto, observing the aesthetic rules of linearity and integrity directly from Le Corbusier but enriching and spreading them within his personal view.

Two relevant points for this sort of human-tailored architecture: creativity as an adapting form that summarizes the interaction between places and inhabitants; approval and adaptation of all the places are always included although the areas elude any kind of design situated on the background. Following this idea, the project Aranya Low Costing Housing emphasizes the possibility to operate directly from an internal point of view. Instead of time’s abstraction, only its adaptation to the habitat as a fact.

Come sempre Zum Wohl…alla vera salute!

Una di quelle città in cui non si sceglie di andare ma che inevitabilmente capita di attraversare perché anello di giunzione, crocevia, luogo affollato e stratificato, con almeno tre provenienze culturali ancora pronte a esibire la propria identità linguistica in perfetto accordo. Tre lingue, tre modi di pensare. La matrice francofona, l’esotismo germanico, l’arrampicata italica. Tre autonomismi che continuano ad affacciarsi sulla diversità del vicino, razionalmente diverse e armonizzate in uno scambio prolungato che proprio dal prisma linguistico sembra dover transitare. In fondo, la lingua, parlata e taciuta, è esteriorizzazione di un logos, di un mettere d’accordo e in proporzione. Con poco meno di 200.000 abitanti, Basilea è così una Dreiländereck che gode di parecchi primati nel campo delle arti applicate e della scienza. I due poli attorno ai quali è gravitata la nostra attenzione sono stati il Novartis Campus, raggiungibile con un lungo-fiume ovest su cui è posizionata la casa natale di Johan Peter Hebel, e il Museo Tinguely progettato da Mario Botta, da cui si gode di una vista sul fiume più intima e decentrata.
Senza poter dire abbastanza sulle vie deliziose della sponda ovest, né sull’accurata conservazione della Marktplatz, Basilea si percorre comodamente a piedi o con pedalata assistita per via di un dislivello non facile tra la sponda del fiume e la parte vecchia. Conserva il fascino della città nordica senza fregiarsi di vetustà, dove tutto è molto vissuto e vario, a misura di necessità. L’incontro antico-contemporaneo sembra dato in pasto all’idea creativa senza che un l’oscurantismo ne pregiudichi la riuscita. Non vi sarà proprio questa poligamia linguistica all’origine di questa riuscita?
Ma Basilea si spinge anche oltre il confine svizzero. Appendice di tutto rispetto, il Vitra Museum situato a Weil am Rhein e ben collegato dalla stazione est Basel Bad Bahnhof. Ci arriva superando stranamente un confine di stato e lasciandosi sulla destra il carcere cittadino che, almeno dall’esterno, somiglia più a un residence che a un luogo di detenzione. Visita imperdibile quella al Vitra Museum per comprendere l’evoluzione del design e creare un’interazione architettonica (o un’architettonica dell’interazione?) tra edifici che si parlano, scelte estetiche determinanti e nuovi progetti non ancora in essere.
Il sito dà tutta l’impressione di essere un luogo ritagliato per la sperimentazione, in cui architetti del calibro di Zaha Hadid e Tadao Andō hanno potuto ‘fissare’ il proprio stile in libertà e armonia, ma soprattutto con la convinzione di rendere il luogo vivente nonostante il decentramento geografico. Tutto ciò può veramente indicare la volontà di fondare una logica abitativa non più basata sulla necessità ma sull’antropizzazione. Il punto di partenza per ogni memoria, come un ab urbe condita non più valido solo per la città eterna.
Proprio lo spazio congressi progettato da Andō ci colpisce per la sua imprendibile portata scenica: un edificio che sfugge, mai affrontato per intero dal colpo d’occhio e ben lontano dal rigorismo della Casa Azuma di Osaka. Un aggregato di spazi a cui si giunge senza premeditazione, che può apparire saturante e claustrofobico e poi rivelare terrazza sotterranee e luminosissime. Si può passeggiare in libertà tra i monumenti dell’architettura contemporanea proprio per rendere vivente il momento abitativo e attraverso la frequentazione come pretesto immaginare come si sarebbe altrimenti rivelato quel luogo.
Ugualmente vittima del fascino di Le Corbusier, anche Balkrishna Doshi è protagonista di una temporanea comprendente la riproduzione dei progetti architettonici più rilevanti e sintesi di un continuo dialogo oriente-occidente. Dopo aver lavorato 8 mesi come apprendista non pagato al fianco del celebre architetto francese, Doshi tematizza e sviluppa un proprio manifesto sull’architettura che rispetta il rigorismo nella scelte lineari e pulite del maestro ma integrandolo e diffondendolo.
Punti nevralgici di un’architettura pensata per l’individuo saranno il riconoscimento di una interazione tra l’abitante e l’abitato in termini di capacità creativa oltre che adattativa; come l’approvazione di forme e spazi sfuggiti alla progettazione, di tutti quegli spazi accidentali o di transito che finiscono per influire perché presenti. Così il progetto Aranya Low Costing Housing enfatizza la possibilità di un intervento diretto e nel tempo da parte di quanti vivono e capiscono la casa. Non più l’astrazione assegnata al tempo ma sottratta ad esso e resa nella contingenza del fatto abitativo.  

One thought on “And then the Swiss

  1. Nowadays everyone can easily write a travel journal but the good and readable ones are still hard to find. From the article, I can see Basel as a whole. There are also practical tips come in beautiful words. Thanks for sharing!

    现在网上有很多游记,值得看的却依然少。作者的文章不仅介绍了Basel,还以优美的文字提供了可行的旅行建议。请继续分享!

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