Ancora Malvazija Istarska…

Le seconde dodici ore a nord di Porec.

Proseguiamo oltre dopo aver apprezzato le effusioni della piccola cittadina di Poreč (Parenzo) fatta di strade lastricate, balconate veneziane e piacevoli silenzi fuori stagione. Non poteva mancare una visita alla Basilica Eufrasiana, dalla stratificazione complessa ed entrata nel patrimonio UNESCO dal 1997. L’imponente lavoro dell’archeologo ha dovuto snidare mosaici di epoca romana sui quali è stato edificato il primo impianto di culto nel IV secolo. Al vescovo Eufrasio si deve la ricostruzione della chiesa nel VI secolo con l’inserimento del mosaico monumentale di fattura bizantina. La pianta, come l’allestimento absidale ci riportano subito alle chiese di Santa Sabina o Santa Maria in Trastevere a Roma. Esplorazione doverosa anche per il cortile, la vista dal campanile e i resti dei mosaici diffusi in tutto il sito.

Mancando la visita alla cantina Roxanich, ci dirigiamo verso la collina di
Vižinada dove la famiglia Arman produce vino da sei generazioni. Incontriamo la disponibilità di Ines per i vini di Marijan Arman che dal 1886 continua la produzione con ca. 80.000 l’anno e 22 ettari di colture di cui 12 di proprietà.

Un ambiente caldo e slanciato, con un’attraente pendenza sui vigneti, è il luogo da cui iniziamo a degustare comodamente una Malvazija 2017, affinata in acciaio e con un naso di frutta, pera e soprattutto albicocca. Finale breve e media sapidità ma molto convincente e in piena regola. Per la Malvazija Gran Cru 2018 siamo di fronte a barbatelle provenienti da un clone unico, da piante storiche e pensate per affinamento in barrique. Più corpo di certo, con sentori di miele, rosmarino e origano selvatico.

Ci concentriamo poi sui rossi. Un Merlot 2015 di colore rubino, molto carico, con note di amarena, prugna cotta, ciliegia, concentrato di corpo, con fragili sentori di fragola. Per il Teran 2015, solo acciaio, siamo di fronte a un vino che sembra affinato in legno, con tannini pronunciati e calore alcolico. Qualche portato di frutta ma non impressionante. Finiamo con un Teran Riserva 2015, 18 mesi in barrique, agrumato al naso, con composta di prugne e more. Un corpo sostenuto, tannini medi e un finale medio-lungo a supporto di frutta cotta, cacao, un po’ pepato e qualche nota di tabacco.

Non così difficile da raggiungere con la statale 21 ci dirigiamo a Krasica (Buje) per far visita all’azienda Giorgio Clai, ben arroccata su un dislivello e ancora in fase di sistemazione ma da cui si gode una rinfrescante vista sulla valle. La terrazza panoramica è avamposto di una cantina minuta, in pieno stile newyorkese, dal design essenziale e raffinato, con un bel bancone e cella frigo a vista.

Delle quattro etichette disponibili apprendiamo che quelle riportanti la scritta Ba.Ra.Ci.Ja sono frutto di una collaborazione. Iniziamo con la Malvazija Baracija 2017, con 7-10 giorni di fermentazione e affinamento in barrique di 1 anno: sapore compatto, deciso, leggermente speziato con pepe bianco. Un po’ monocorde ma fine la bottiglia. Per la cuvée Ottocento Bijeli 2015 siamo di fronte a Malvasia, Pinot e Sauvignon, con 3 settimana di fermentazione e 2 anni di affinamento in barrique. Affascinante il colore aranciato, quasi un blanc de noir, e decenti le note citrine, pompelmo, rosmarino, tra il giallo e il verde. Si sente il legno in bocca e accentua parte dei frutti tropicali con una punta di albicocca secca.

Passando ai rossi, riprendiamo dal Refosk Baracija 2017, pochi giorni di macerazione e un anno in barrique. 13 % di alcol per un color rubino vino che al naso offre dattero e riflessi dolci, quasi caramellati, prima di una nota animale poco pronunciata ma presente. Tannini morbidi, acidità medio-alta, frutti rossi e neri, forse potrebbe giovare ancora qualche tempo di invecchiamento. Con Ottocento crni 2015 ancora una cuvée di refosk, merlot e cabernet, lo stesso un anno in barrique. La cuvée è senz’altro riuscita con una piacevole speziatura e nota leggermente acida ma non invadente.

Procediamo verso la cantina Kabola verso il paesino più a nord del nostro tour e in prossimità del confine sloveno. Si presenta bene la tenuta, forse con un eccesso di rifiniture in stile chateau francese che inizialmente non preoccupano troppo. Entriamo nella vineria quando un gruppo di magiari in visita domenicale già degusta amabilmente in fasi avanzate. Né un saluto, né segni di attenzione per i nuovi arrivati. Dopo qualche minuto chiediamo di assaggiare un paio di malvasie che ci vengono servite senza impegno né descrizione. Ormai traditi dai bianchi, procediamo verso il rosso ma senza più pretese. Saremo stati in tutto una decina di minuti. Da dimenticare il poco tempo buttato al vento.

Ingresso di Cattunar a Nova Vas

Ultima tappa dedicata a un marchio che si presenta con grandi numeri: Cattunar. Prima di raggiungere la cantina immersa nei vigneti, ci imbattiamo di striscio nella sede del Wine Residence progettato per accogliere e favorire l’enoturismo. Al nostro arrivo in cantina incontriamo la sommelier responsabile delle degustazioni, Vanesa Jurisevic, molto affabile e desiderosa di farci conoscere al meglio le specificità dell’azienda. Al primo sguardo, parametro di riconoscibilità di Cattunar, vi sono le quattro tipologie di terreno identificate dagli agronomi per diversificare la Malvazija: terra nera, rossa, bianca, grigia. Composizioni che permettono di ottenere sensibili variazioni in termini di zucchero, acidità e ph.

Già sfavoriti dalle precedenti degustazioni, chiediamo di provare le due malvasie su base ferrosa (black soil) e ossido (red soil). La prima, con nove mesi sui lieviti, conserva qualcosa di selvatico, con il tipico aroma di rosmarino al naso e salvia, di medio corpo e molto minerale. Per il red soil (Malvazija 2017) con fermentazione malolattica, subito albicocca e nettarina, quasi ossidato, di corpo pieno, piacevole, più cremoso, vellutato e avvolgente. Ancora da terra nera, passiamo al Collina 2015, con 8 giorni di macerazione e tre anni in barrique di acacia: naso piano, oleoso e con sentori di miele. Morbidezza maggiore dovuta al legno.

In chiusura un Teran Kappi 2013 (13%), con macerazione postfermentativa di 6 mesi e tre anni in barrique, dal colore rubino profondo: al naso, frutti rossi e neri cotti, legno e tostatura, con un inizio di ulteriore invecchiamento in bottiglia che presenta punte di selvaggina, funghi e muschio; di corpo pieno e avvolgente, con tannini morbidi e acidità media, amarena, prugna, ciliegia, per un finale lungo. Una visita veloce nel reparto affinamento e stoccaggio ci consente anche di incrociare Franco Cattunar, titolare dell’azienda, e di scambiare qualche curiosità sulle novità previste per i prossimi mesi. Insomma una cantina che meriterebbe svariate ore di assaggi per un’ampia gamma e tante prospettive di crescita.

Come sempre Zum Wohl…alla vera salute!

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