Errazuriz il cileno

Carmenere o dell’ultimo fuoco

Qualcuno deve esser passato di qui, deve aver sognato, ha acceso un falò ed è passato oltre. Pare che Errazuriz sia una delle aziende più valide del Chile, situata nel nord della regione vitivinicola, nella celebrata Valle Aconcagua. “De la mejor tierra, el mejor vino” diceva Don Maximiano Errázuriz nel 1870 non appena mise gli occhi su quella valle. Fu il terremoto del 1906 a riprendersi parte della fortuna accumulata faticosamente dopo trent’anni di attività e il tentacolo Mondavi a ridarle fiducia nel 1995. Su quest’aggiunta, a voi altre conclusioni. Per tornare all’azienda non sembrerebbe neanche così originale visitarla di persona perché una simulazione accessibile dal sito permette di essere sul posto pur a centinaia di kilometri di distanza.

Tante varietà coltivate, molte variazioni sul tema con tipologie ormai fatte proprie e come questo Carmenere Riserva 2016 della linea Max. Varietà difficile da apprezzare, di quelle che non berrai di nuovo questa settimana ma che ti restano in testa e ronzano ossessive a ribadire che il vino non è poi così facile. In questo caso ammorbidito da un tocco di Syrah e Petit Verdot, fa comunque la parte del leone con modi autoritari ma eleganti e asciutti. Venti giorni di macerazione, acciaio e 12 mesi di barrique di rovere francese.

Nel bicchiere non è troppo pieno ma disinvolto, con qualche riflesso violaceo. Entra subito diretto al naso con asparago e carciofo che lo rendono interessante con una lasagna vegetariana a base degli stessi ingredienti. Leggermente pepato, cerca il giusto equilibrio tra il frutto rosso (ciliegia sotto spirito, amarena) e una forte nota verde, in parte quelle già citate, ma con aggiunta del peperone e della foglia di pomodoro. Molto morbido nonostante queste raffiche vegetali. Siamo ancora sulle tonalità verdi quando arrivano gli odori di sottobosco, di muschio e legno bagnato. Cioccolato, chicco di caffè appena trinciato in bocca. Il tostato, la pietra focaia, si dice. Brace spenta. Sicuramente un vino che non passa inosservato e fatto a dovere. Da qui quell’imperdibile tocco sulla spalla che racconta di un fasto trascorso.

Come sempre Zum Wohl…alla vera salute!

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