Nova Scotia: parlare di ieri al presente

La grande navigazione di Mercator Vineyards

Per loro stessa ammissione si parte, subito dalla ricerca di solide affinità storiche o dalla pura invenzione di rimandi pensati per orientare il brand in modo preciso. Con Mercator Vineyards ci troviamo nel nord della Nova Scotia (Wolfville), quella sporgenza del Canada di lingua inglese famosa anche per l’abilità marittima dei porti del sud (Halifax) che hanno contribuito nel lontano 1912 all’invio di soccorsi per il disastro del Titanic.

Poco meno di 20 produttori per una regione microscopica e giovane ma che sembra aver capito l’importanza dell’enoturismo meglio di quanto lo abbiano in Occidente fatto i fortunati eredi di una tradizione vinicola di prim’ordine.

Torniamo brevemente al nome: Mercator Vineyards perché Gerardus Mercator, famoso cartografo della seconda metà del secolo XVI, è nume tutelare di un’azienda che esplora, naviga, sperimenta e si mette in discussione. Non appena si arriva in azienda, oltre ad apprezzare l’atmosfera amichevole e gioviale con cui il vino è protagonista nella splendida sala degustazioni in stile country chic, si ha la possibilità di prendere in prestito (non noleggiare) un cestino da picnic con cui addentrarsi nelle vigne e trascorrere un po’ di tempo. La vigna come bene condiviso, o almeno l’illusione che lo sia, che si possa vivere al passo di un’autenticità troppo spesso relegata ai soli momenti di svago.

Copyright Mercator Vineyards
Copyright Mercator Vineyards

Dicevamo anche dell’anomalia vitivinicola rintracciata in questa regione. Un luogo che non avrebbe nemmeno bisogno di costruire la propria fortuna perché carico di storie di migrazioni e linguaggi: oltre alla fecondità del vino, tutta la Nova Scotia vive del ricordo del popolo acadiano, una minoranza di origine francese stabilitasi nel secolo XVIII in queste terre e poi vittime della persecuzione britannica.

Copyright Mercator Vineyards

Per venire alle questioni di gusto, ci siamo dilettati con tre bianchi eleganti e puliti, sopra la media rispetto agli stessi uvaggi di zona e molto consigliabili per capire gli standard della regione. Tutti serviti su un tagliere forato che agevola la presa e impreziosisce la portata. Iniziamo con il Sauvage sur lie 2017, citrino con un nota morbida di albicocca e pesca bianca. Il contatto con i lieviti è opportuno e riuscito.

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Per il River Bend Petit Milo 2016 un naso di paglia, miele, crosta di pane e vanillina molto piacevole. Per loro ammissione, l’alta acidità convince per un invecchiamento ma qui stiamo bevendo un vino già maturo con cui non è il caso di incontrarsi di nuovo tra qualche anno. Purtroppo un finale più breve. Chiudiamo con il South Slope 2016, solo acciaio, basilico e menta al naso e limone, mela verde e pompelmo al palato. Di sicuro tappa necessaria e salto nel racconto dell’eccezione!

Come sempre zum Wohl… alla vera salute!

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