Veloce passaggio in Canada

La Valle del Brome-Missisquoi

Quindi anche in Canada si fa il vino? Ebbene sì, e anche di un certo livello, al punto che alcuni tra i più importanti istituti per la formazione internazionale in sommellerie hanno deciso di dedicare molte attenzioni alle produzioni provenienti da questo vastissimo territorio. E anche se è la parte occidentale dell’Okanagan Valley a destare maggiore interesse, per il nostro breve tour abbiamo deciso di cominciare con la timidezza di questi fratelli minori, posizionati a oriente del paese, tra i freddi polari e la rinomata regione dei Finger Lakes nello Stato di New York.

Non sono i 45° di latitudine a dire molto visto che parliamo all’incirca della stessa distanza della città di Asti dall’Equatore. Già nel nuovo Mondo, con Cantons de l’Est (Estrie) ci troviamo a circa 80 km a sud est di Montréal, sulla punta meridionale dello stato di Québec a ridosso del confine con il Vermont. Una zona di poco più di 10.000 Km2 che, oltre a esibire il più bel foliage di sempre durante l’autunno, è stata scelta per ‘avviare’ una tradizione vinicola e arrivare a produrre quasi il 60% di tutta la produzione del Québec.

Sala degustazione presso il Domaine du Ridge

Si tratta di un’area dal clima fortemente continentale (si passa dai -40° ai + 30°), priva di particolari pendenze ma che, oltre a risentire delle rigide temperature invernali, dovrebbe subire anche la vicinanza ai grandi bacini d’acqua: dettaglio non irrilevante secondo la letteratura, quando le grandi masse d’acqua rilasciano lentamente calore durante la notte o favoriscono l’accumulo di nembi, entrambi fattori che diminuiscono l’escursione termica ostacolando solitamente, in termini generalissimi, freschezza e aromaticità.

Vale la pena insistere su questi dettagli quando si cerca di ritrovare nel bicchiere lo slancio, la rincorsa di vini che affrontano costretti a lavorare in salita e non facilitati dalle condizioni climatiche in cui evolvono: quale sia il tempo di maturazione della pianta e, in particolare, di quella varietà, cioè le opportunità di esposizione e di cattura del calore, oltre che le condizioni di suolo e di temperatura media (annuale e giornaliera). Cerchiamo di interrogarci sull’acidità dei vini che stiamo per provare a partire da queste generiche premesse.

La regione non presenta destrezze da esportare. Si tratta di vini da bere e non da capire, come sanno essere tutti i giovani promettenti: privi di esperienza e istupiditi dalla noia. Il solito approccio democratico con cui cerchiamo di estendere il processo di condivisione del vino incontra qui una doppia resistenza. Da una parte, non a tutti è adatto questo vino perché il gusto non ne è interamente favorito: un gusto non ammiccante, che non facilita nemmeno la nostra retorica perché nessun concetto si innalza dal piacere del palato tanto da renderlo vivente. Inoltre, lo si è già anticipato, un vino dalla storia recente, che dovrà attendere anni prima di poter raccontare le proprie vittorie e dirsi memorabile. Sì, perché di fronte alla Storia, di solito, si vince o si perde.

Prima di ripercorrere con più dettagli la ‘missione enologica’ della valle del Missiquoi, proviamo a trattare in breve qualche meteora nella costellazione che ci attende. Dopo una breve tappa da L’Ardennais (di cui consigliamo un assaggio del vino liquoroso Le Maréchal) ci dirigiamo verso il Domaine du Ridge, poco distante e sulla stessa route. Risparmiamo ogni commento sugli ultimi due rossi provati e puntiamo a concentrarci sulla serie dei tre bianchi che raccontano in modo così diverso questa regione.

Ai primi due sentiamo di dover assegnare una fase ancora sperimentale. Il primo, la Cuvée Fouloir (2017, 12%), riprende l’antica tradizione della spremitura dei grappoli con i piedi: difficile da bere per l’elevatissima acidità, è certamente un vino la cui piacevolezza va discussa: mela verde, limone (o limonata?) e un leggero tocco di miele per questo Seyval Blanc. Stessa varietà per il secondo, il Vent d’Ouest (2018, 12%) la frutta è più matura e la mineralità non così aggressiva al naso, con note di albicocca e un’acidità più rispettosa ma sempre impettita. Da consigliare con formaggi molto grassi. Ultimo tentativo con il Le Stanbridge, un Vidal in purezza, la varietà diffusa per l’Ice Wine, vicino a una malvasia sur lie e con una leggera nota di legno non dissonante: ananas e un nota di gummi alla frutta completano un vino da provare e di innocua riuscita.

Se ci interessa la complexity del vino e se è vero che questo valore dipende dall’incremento graduale e costante della maturazione, allora sarà opportuno domandarsi se le premesse che abbiamo richiamato siano sufficienti o se nel caso di alcuni vini, è possibile derogare a esse e rivolgersi ad altro. Comunque, il nostro giro non termina qui e la seconda parte rivelerà una vera sorpresa. Una cantina che utilizza trattamenti geotermici per la vigna sarà il momento inatteso e varrà tutto questo intensissimo tour canadese!

Come sempre zum Wohl… alla vera salute!

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