ERA UVA 2019

UN PICCOLO GRANDE INCONTRO PER I VINI BIOLOGICI, BIODINAMICI E NATURALI

Con Era Uva 2019 una grande occasione per incontrare il mondo ‘alternativo’ del vino. Titolo molto puntuale, diciamolo subito, per ricordare un’imprescindibile stagionalità ma anche per rimarcare l’auspicabile naturalità dei processi produttivi che mai dovrebbero stravolgere il ciclo biologico della vite, adatto a funzionare in piena autonomia. Sulla questione del gusto, possiamo sempre discutere. La seconda edizione di Era Uva 2019, organizzata da Altrovino nella splendida cornice de La Limonaia di Villa Torlonia, ha permesso ad appassionati e addetti di incontrare quelle piccole realtà italiane che si occupano più di qualità che di quantità. Ne ricordiamo alcune che, senza far torto a tutti gli espositori presenti, abbiamo avuto il piacere di conoscere veramente da vicino.

BASILE, un classico molto accattivante

© Azienda Agricola Basile

Conosciamo Giovan Battista Basile che a Cinigiano (GR) recupera un terreno per il Montecucco DOCG e dare vita a un’azienda votata al biologico. Suoi il Cartacanta (Montecucco Sangiovese DOCG 2016) e Ad Agio (Montecucco Sangiovese Riserva 2014). Piccola percentuale di Merlot per il primo con un po’ di acidità pronunciata che nel Riserva è ben integrata da sentori di liquerizia e pepe con un naso davvero impeccabile.

AQUILA DEL TORRE, due bianchi precisi e diretti

Solo un veloce assaggio di bianco per questo bel progetto friulano che mescola biologico e biodinamico per le varietà locali. 18 ettari a disposizione su terreno di origine marittima e con grande escursione termica per assicurare carattere e profumi. Belle etichette graficamente allineate e snelle, di eleganza ma anche molto giovanili. Grande respiro e consigliabile per il Friulano DOC Colli Orientali 2017 dal vigneto Ronc di Miez: affinamento 9 mesi sui lieviti. Vera sorpresa, un Riesling DOC Colli Orientali 2017 esposto al vento nel vigneto Maurin, con 12 mesi di maturazione sui lieviti: prontezza che vira alla Malvasia, con nota mielata e pera al naso, molto morbido e piacevole al palato. Un vero concorrente per la Mosella e vigoroso vessillo aziendale.

© Aquila del Torre

FATTORIA LA RIVOLTA, delicato e potente beneventano

Ci spostiamo di nuovo a sud per la Fattoria Rivolta che con le sue imponenti bottiglie ci guida nell’assaggio del Ventiventi, un Trebbiano IGT 2016 affinato 6 mesi in anfora dalla Tenuta Sant’Agostino: interessanti i portati floreali e la freschezza. A seguire l’Aglianico del Taburno DOCG, vino antico e dotato, con 24 mesi di affinamento complessivi e un’intenso sentore di rosa al naso che lo rende delicato e ammiccante. Forse l’immagine scelta che rimanda subito alla rivalità tra Longobardi e Bizantini è anche indice di contesa tra tante voci e varietà che meritano di essere assaggiate.

POLINAS, un luogo d’oro per un vino prezioso

© Azienda Polinas

Esaltante l’incontro con le competenze di Sebastiano Polinas che a Bonnararo riprende l’attività di famiglia per dedicarsi al biologico. Parole d’ordine: conservazione e biodiversità. Due sole etichette che fotografano dall’alto paese e vigneto, bottiglie di pregio per vini cresciuti su terreno sabbioso a 400 m s.l.m. Assaggiamo un Vermentino DOC 2018 affinato sulle fecce, con grande corpo e freschezza, frutti bianchi, albicocca e un tocco di pepe, dal finale medio-lungo. Passiamo al Cannonau DOC 2017 con 8/10 giorni di macerazione e affinamento in tonneaux di rovere da 350 lt.: muschio, ginger, pepe, rimane caldo, avvolgente, con qualche tannino in più rispetto alla versione 2018 probabilmente trattata con un’estrazione e ammorbidimento degli stessi in fase postfermentativa. Vini potenti e intriganti, la cui nobiltà e impegno vanno sicuramente premiati.

MONTI CECUBI, quando parlare di antichità è guardare al futuro

Non poteva non essere documentato l’approccio al vino di un’azienda biologica come Monti Cecubi che non solo sceglie territori da secoli imparentati con la coltura della vite, ma che predilige la difficoltà della lingua latina per proporre la riconoscibilità e l’efficacia del tramite storico. A pochi chilometri dalle dimore ciceroniane vicino Gaeta, attraversiamo veloci i versi di Orazio (Odi I,19) che rivolge a Mecenate l’augurio di bere il Cecubo e il Falerno. Aldilà delle preoccupazioni menzionate a seguito del consumo disattento («è da cafoni Traci litigare lanciandosi coppe»), è la trama che ci interessa riprendere per fondare una connessione che nella memoria storica di un luogo contiene la sua specificità.

Questa peculiare appartenenza è stata giustamente ricordata con il Thymos Falanghina IGT del 2018, un vino piacevole e giovanile, con un bel finale agrumato e una saggia etichetta, dettaglio che non stanca mai. Completa il prodotto un tappo a vista ricavato dal sughero disponibile nella tenuta. Molto autentico e di carattere anche il Vinum Caecubum Rosso IGT del 2016 prodotto dal blend di Serpe (90%) e Abbuoto (10%) con affinamento in legno e bottiglia per 24 mesi. Tannini morbidi, ben strutturato, confetture e spezie si fondono in modo armonico per un vino adatto alle carni. Insomma, azienda giovane e promettente che riconosce con umiltà la rilevanza del passato per guardare con orgoglio al futuro!

Come sempre zum Wohl… alla vera salute!

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