Vignaioli Artigiani Naturali 2019

X Edizione del VAN 2019 a Roma

Sintesi delle sintesi sul vino naturale con i Vignaioli Artigiani Naturali

Quella presentata con il Salone dei Vignaioli Artigiani Naturali è stata un’altra occasione, tutta romana, per conoscere i vini naturali con un corposo programma di degustazioni presso la Città dell’Altra Economia nel quartiere Testaccio. Abbiamo frequentato l’iniziativa perché ci intriga l’idea di un vino artigiano, peraltro da cogliere, più che nella sua veste riproduttiva o di un saper fare, nella forma composta ed educata dell’intervento controllato e non invasivo. È la scusa perfetta per un piccolo viaggio nel biodinamico, nel naturale, forse cedendo alla differenza tra artista e artigiano, ma con quel colpo di coda che serve a chiarire senza molti strappi.

Fu in una lunga conversazione condotta tra il 2001 e il 2002 che Philippe Parreno rispose a H.U. Obrist: «Il grado di fermezza dei propri principi dipende da una scelta economica, che puoi fare autonomamente o che ti viene imposta». Notiamo subito la condizione all’origine di certe scelte e leggiamo con questo traino erudito e di metodo l’emersione di una scelta nel vino: il naturale o biodinamico.

Proprio frequentando questa distinzione, una volta ci imbarcammo in una discussione con un rispettato docente di Estetica che, dinanzi al nostro tentativo ridimensionante l’attività artigiana e riproduttiva a vantaggio di quella creativa e artistica se ne uscì inorridito, per elencarci a seguire i valori di un sapere contadino e ancestrale, in nulla secondario rispetto alla libera capacità creativa dell’artista che, lo aggiungiamo per chiarezza, come può creare può anche distruggere. Se il nostro sistema di inclusioni funzionava sul piano logico, del sentimentalismo di questa risposta abbiamo potuto conservare qualcosa che forse ci aiuterà a comprendere la proposta del biodinamico.

I vini di Palazzo Tronconi

Ottima l’iniziazione al biodinamico che Marco Marrocco è in grado di allestire con il suo Palazzo Tronconi di Arce. Azienda che conosciamo quasi dal suo concepimento, Palazzo Tronconi non riporta soltanto in auge vitigni autoctoni del basso Lazio ma si adopera compiutamente seguendo il metodo steineriano mantenendo la classe e il vezzo estetico di una cantina californiana. Sicuramente da consultare per i primi passi nel biodinamico, scortati da intelligente audacia e competenza.

Azienda Agricola I CHICCHI, Dalle ceneri del vulcano

Progetto giovane quello dell’Azienda Agricola I Chicchi, con impianto e stile biodinamico dal principio. Qui, nei pressi di Ardea, il terreno racconta la preromanità, la romanità e l’attività vulcanica che interessarono la zona meridionale dell’Urbs aeterna. Le fonti riportano a Odisseo, a Enea, imparentano la cenere con la fenice che si erge e rappresentano per noi ancora un territorio fecondo di storie da raccontare.

Torrebruna de I Chicchi

Ci troviamo di fronte a vitigni insoliti per il luogo, ma se facciamo un salto con la mente alle brezze atlantiche di Bordeaux, ai terreni sabbiosi o al mistral del Rodano forse qualche parentela la troviamo. Prima vendemmia nel 2015, la scelta di produrre C. Franc e C. Sauvignon è in prova con accompagnamento di Grenache per la strutturazione di un blend molto interessante.

Comune la prefermentazione per quest’uvaggio dalla buccia sottile così da poter garantire una giusta estrazione. Per gli altri due vitigni, notevolmente diversi per carica aromatica, ci appassiona la giusta compattezza nel ventaglio di sapore e la maturità del frutto che rimane nel bicchiere. Se si guarda alla trecentesca transumanza papale ad Avignone, forse non è poi così superbo pensare di piantare i vitigni rodanesi in zona laziale, ancor più se il papa qui è di casa. A prescindere dagli appigli storici, se è il terreno a consentire qualche acrobazia, siano benvenute tutte le sperimentazioni del caso. Nel Torrebruna 2017 un piccolo tocco aggiuntivo di Grenache (5%) rende il vino più carico e fruttato, rispettando un buon 60 % di C. Franc e il restante quantitativo di C. Sauvignon. L’assemblaggio è riuscito, per un vino armonico e corposo, senza salti, affinato 11 mesi in cemento e 8 in legno. A seguire il Torrebruna 2016, pieno e dotato, dal frutto rosso più maturo e dalla speziatura più fine, con tannini equilibrati e non imperiosi. Aggiunta di pregio: etichetta raffinata con un’opera di Alessandro Stenico che valorizza graficamente un vino destinato a imporsi nel panorama biodinamico del basso Lazio.

FONTESECCA, Freschezza e aitanza

Il Ciliegiolo di Fontesecca

Alta Valle del Tevere sul fianco appenninico occidentale e nei pressi di Città della Pieve. Qui il disciplinare che regola la produzione dei Colli Altotiberini invita a considerare il Sangiovese fino al 70% e anche per Fontesecca l’idea di inserire sangiovese nella produzione o in abbinamento al ciliegiolo non tradisce la veracità di un vitigno che ben si lascia apprezzare tra Toscana e Umbria. Sono coevi il Perugino, al lavoro sul Martirio di S. Sebastiano, e Andrea Bacci autore di una monumentale De naturali vinorum historia.

Frontespizio dell’opera del Bacci

Importante segnalare questa parentela per quel dolcissimo paesaggio che resta sullo sfondo della scena cruenta e che addolcisce, complice l’espressione incantata del santo, anche la raffigurazione del Bacci. Di Fontesecca apprezziamo il sangiovese Pino 2016 ben bilanciato e adatto ad invecchiare ancora, mentre il Ciliegiolo 2018, vibrante e con degna acidità, non ha tutto lo slancio del Canaiolo 2017 risultato di acciaio e legno.

Fontesecca vini
© Fontesecca

GUT OBERSTOCKSTALL, Leggerezza incontra classe

I tre vini di Gut Oberstockstall

Incontriamo la famiglia Salomon del Gut Oberstockstall che ci raggiunge direttamente da Wagram, zona della Kremstal a cui abbiamo dedicato anche un altro articolo. Una famiglia che si presenta con ampie occasioni di condivisione, dalla ristorazione di qualità all’accoglienza. Con la conversione al biodinamico nel 2008, assicura Fritz Salomon, la produzione incontra fermentazioni spontanee e riduzione massima di solforosa con certificazione Demeter. Un intero ecosistema è al lavoro per coinvolgere fauna e flora locali e conoscere a fondo quel terreno che resta fucina attiva per un ottimo vino. Chardonnay, Grüner Veltliner, Riesling, sono i mandanti di una storia che rinvia subito alla lungimiranza di stampo ecclesiastico di Passau, dove l’acume monastico ha saputo da sempre riconoscere e coniugare i venti e i terreni di löss, sedimento eolico di origine glaciale. Autenticità, origine, e tradizione sono le tre parole chiave su cui si articolano le scelte di carattere di questo Weingut.

© Gut Oberstockstall

Di questo lanciato Weingut proviamo il Riesling 2016, ricco e affettuoso con una sapidità giustamente pronunciata. Lavorazione in acciaio e affinamento sulle fecce fini. A seguire un insolito Pinot Noir 2013, sperimentale e maturato in acciaio per 10 giorni, con qualche nota di ossidazione. Concludiamo con lo Zweigelt 2013, molto verde al palato ma con una nota dirompente di ciliegia e liquirizia, acidità non eccessiva e finale lungo. Serietà e professionalità ne fanno una realtà sicuramente da esplorare nelle vaste regioni del vino austriaco.

Come sempre zum Wohl… alla vera salute!

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