Conoscere il vino è necessario?

I 6 argomenti del Vinokrate sulla necessità del vino

Forse è già stato detto con chiarezza inequivocabile ma la necessità di conoscere il vino può essere confermata con così pochi argomenti (sei nel nostro caso) che se da una parte è comodo familiarizzarci per brevità e rigore di sintesi, dall’altra sembra utile rifarsi a questo incedere retorico per accreditare molte altre precisazioni. Per una volta almeno, rinunciamo alla pars destruens e annunciamo nostra totale complicità al vino con tutto il distacco che serve a chiarire perché parliamo di necessità e non di opportunità.

A dire di un Vinokrate sono almeno sei gli argomenti che, invece di denigrare una moda ed erigersi a caricature di se stessi, invece di smentire, con destrezza e fondamento, l’invadenza della cucina gourmet mediatizzata o il talk show a base di soffritto, non soltanto provano a rimettere sul piatto vuoto l’esistenza di un’etica del vino, ma provano a scuotere il sonno dei dormienti sicuri che ben presto si sveglieranno.

Sei buone ragioni per fare un po’ di ordine e per ricordare che, se anche in molti sono pronti a confonderlo con un passatempo sorprendente e avventuroso, con un cliché o un habitus con cui essere identificati prima di trovare un posto nel mondo, il vino resta una cosa seria. Quello con il vino è un rapporto insieme individuale e collettivo, un sodalizio che, spesso al tempo di un amore giovanile, cresce d’intensità o svapora per sempre. Comunque il primo tiro di sigaretta fa tossire tutti.    

Risparmiamoci, dunque, invettive e commenti affilati sul fatto che il vino, almeno negli ultimi vent’anni, sia una delle mode più frequentate ed esibite. Per il fatto che coinvolga trasversalmente giovani e attempati, ricchi e squattrinati, festaioli e intellettuali, possiamo immaginarlo crocevia di opinioni, verità, comandamenti, precetti. Un luogo ‘di parole’ e di caratteri che s’intrattengono per scoprirsi, lasciarsi, amarsi e deludersi. Le statistiche raccontano comunque il vino come un fatto diffuso ma ancora inusuale, come una faccenda intrigante che conserva qualcosa di benefico. L’attualità del vino scaturisce soprattutto dal valore aggiunto che proprio il vino può assicurare.

Ridiciamolo in modo più chiaro: sei ragioni per dimostrare che, non soltanto per un Vinokrate ma per tutti, una ‘certa’ conoscenza del vino sia più che necessaria. Una ‘certa conoscenza’ e una ‘conoscenza certa’ perché inevitabile, ma anche perché circostanziata rispetto a una forma di orientamento nel mondo dei piaceri che salvi dalle ridicolaggini degli specialisti. Ma cerchiamo di non finire nel triviale, bisogna sempre mantenere un contegno. È sufficiente che il teatro abbia una durata, un palco, delle tribune e soprattutto un pubblico. Tutto questo per uno spettacolo che, prima o poi, lo sappiamo, finirà.

Ecco le sei ragioni del Vinokrate:

1 Perché non sapere qualcosa non è affatto edificante. L’unica opportunità per sfuggire alla brutale ignoranza animale è offerta dal pensiero e dalla critica, cioè alla capacità di inquisire il mondo e i suoi fatti finalizzando i risultati di quest’acquisizione a una forma di benessere condiviso. ‘Conoscere il vino’ invece di ‘non conoscerlo’ sono nello stesso rapporto che lega meglio e peggio.

2 Perché la menzogna è offensiva e pericolosamente fertile. Come in altri campi allestiti sullo scambio e sulla contrattazione, anche il volto commerciale del vino è esposto al pericolo della mistificazione. Conoscere il vino significa stabilire una soglia oltre la quale finzione e menzogna smettono di agire in modo controllato e si fanno sregolate e imperanti per soli fini economici.

3 Perché il prezzo da pagare per tanta ignoranza sarebbe eccessivo. Argomento correlato al precedente ma più centrato sul dato economico. Voi non immaginate quanta dismisura vi sia tra un pessimo vino e il prezzo a cui lo avete acquistato. Se la finzione nel racconto mortifica le nostre emozioni, la finzione del prodotto penalizza le nostre tasche. Come sempre, comprendere l’effetto immediato di un acquisto sbagliato significa approfondire la gestione delle nostre finanze contro lo sperpero e la scarsa qualità.   

4 Perché il vino favorisce la condivisione. Non esistono molte controindicazioni rispetto a questo guadagno, a patto che la condivisione non renda il consumo di vino smodato e dannoso per se e per gli altri.

5 Perché il guadagno conoscitivo è esponenziale e non si ferma al vino. Un argomento che coinvolge anche gli astemi almeno quanto la storia della caccia possa interessare i vegetariani. Lo abbiamo già colto, sapere è meglio che ignorare, ma nel caso del vino, non trattandosi solo di téchne, ma di magìa, la conoscenza apre agli orizzonti della storia e della civiltà, del racconto e delle tradizioni. Solo il racconto può guidare l’orientamento e il sogno.

6 Perché è un modo per dare al piacere il suo fondamento teorico. Che si tratti di piacere individuale o collettivo (ossia aggregante), il piacere resta confinato, dice Hume, alla sfera dell’arte. Ma la sua portata immateriale merita sempre un approfondimento, proprio per evitare che quello spunto al superamento si trasformi in fantasticheria. Se la regola del piacere segue solo un principio accrescitivo o diminutivo, non è detto che non esista un fondamento teorico per accertare le modalità di queste variazioni. E un buon vino, un vino che dà più piacere di un altro, prima di essere incluso in una forma dichiarata di giudizio, deve essere riconosciuto in un sistema di classificazioni e valori condivisi, deve aderire e superare un lessico che lo renda vettore di confronto, deve poter rispondere e tradire aspettative e pretese.

Come sempre Zum Wohl… alla vera salute!

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