La scommessa dell’enoturismo a Bolsena ha 120 anni di storia

Mazziotti interpreta la Vinokrazia tra qualità ed enoturismo autentico

Segnalata dalla squadra di Baccominore, Mazziotti guarda alla tradizione e al futuro del vino

Mazziotti. La terrazza panoramica

Questa volta l’esplorazione vinokratica ci conduce non troppo lontano dalla capitale. Dopo aver lasciato Viterbo, non si percorrono più di 40 Km sulla Francigena prima di raggiungere la città di Bolsena. Con Montefiascone ‘arduo in colle’ (Biondo) in posizione dominante e snodo tra la direttiva est-ovest, l’area di Bolsena conserva vanti enologici che meritano un po’ di attenzione. A noi è sembrato opportuno arrivare da est, dal Borgo Fantasma di Celleno, costeggiando dapprima la Strada dei vini Etrusco Romana che prelude all’esplorazione dell’Orvietano e della Valle del Tevere. Non distante anche Bagnoregio, altro emblema dei particolarismi naturalistico-architettonici regionali e di illustri provenienze come quella di San Bonaventura. Ci siamo già lanciati in troppe assonanze ma solo per ricordare che quest’area non ha nulla da invidiare alle rotte della Toscana e dell’Umbria orientale. Ma perché si parla così poco di questo luogo del vino?

Celleno, il Borgo Fantasma

La Storia non è soltanto rimembranza, ricordiamolo, ma responsabilità. Il narratore che si misura con i fatti, lo storico del costume e delle tradizioni, assume una chiave di lettura non tanto per il dire il vero, ma per mantenerlo cosicché, nell’eventualità, si possa anche sconfessare. Il lavoro più sofisticato consiste proprio nella valorizzazione di un patrimonio che per nostro vezzo si ritrova nel vino ma che assomma provenienze e stili, pensieri e trascorsi provenienti dai più svariati contesti. Possono essere innumerevoli le ragioni per cui una zona come quella di Bolsena, un tempo ripetutamente perlustrata dal pubblico germanico, si sta oggi trasformando in un ritrovo di pensiero alternativo, con tanti giovani che promuovono l’autenticità, l’autoproduzione e il km 0, che fuggono dalla capitale, che scoprono una terra vergine posata sulle stratificazioni di antichissime culture. Basterebbe la leggenda di Amalasunta per tornare all’Oriente, a Giustiniano e Procopio di Cesarea, a Boezio e Teodorico, per caratterizzare il dissidio tra fantasie e idiomi, la spinta alla commistione, i tentativi di incontro. In questi termini utilizzare il vino come un ponte verso la Consolatio filosofiae e riuscire a tessere una trama così fitta di relazioni da trasmetterne tutta la portata sono momenti del traguardo che ci auguriamo di raggiungere. Ancora una volta il vino non è solo edonismo, ma opportunità di scoperta e di raccolta, rimozione e sedimento, riflessione sul destino individuale e sulla convivenza.

Ma come dichiarare questa scommessa attraverso la vinokrazia? È sicuramente una peculiarità geologica a caratterizzare il versante ovest dell’Appenino e a segnalare la ‘continuità vulcanica’ tra l’Amiata e il versante sud dei Castelli Romani. Ai laghi vulcanici (con tutto ciò che comportano per le uve la vicinanza rispetto a grandi masse d’acqua, la composizione del terreno, le varietà autoctone e l’esposizione) appartiene il destino dei tre uvaggi alla base dell’Est! Est!! Est!!! (Malvasia, Rossetto, Trebbiano Toscano). Un altro punto di contatto con la propensione vinokratica ricorda la vicissitudine che guidò gli eccessi di un prelato fino alla prematura morte: «Propter est, est, Dominus meus mortuus est» (a causa del vino ‘Est, Est – citato due volte – è morto il mio padrone – per approfondimenti si veda C. Riessner). In questa leggenda sono ancora oggi intrecciate le peculiarità stilistiche di un vino e la curiosità speculativa che designa il fascino del luogo. L’assenza di un modus nel bere, qui menzionato a proposito di una figura moralmente ineccepibile, non soltanto lega il vino al suo radicamento in ambito ecclesiastico, ma impone tuttora un ripensamento nelle modalità di consumo e inquisisce con esattezza ciò che dovremmo richiedere al vino in termini di esperienza quotidiana.  

Per onestà dobbiamo riconoscere alla squadra di Baccominore il merito di aver segnalato l’interessante progetto vitivinicolo che abbiamo conosciuto da molto vicino. Rispetto alla data ufficiale di fondazione di Mazziotti nel 1900, un personaggio come Gerardo Mazziotti ha creduto in questo luogo con addirittura qualche anno di anticipo (1890) fino a porre le basi di una visione aziendale che oggi è alla quarta generazione. Il lavoro condotto prima da Italo poi dall’attuale gestione include l’attenzione per un passato faticosamente conquistato e la volontà di credere che il futuro abbia ancora molto da riservare, sempre nel rispetto di una certa continuità. Con gli attuali 100 ha (in origine 160) in posizione strategica e panoramica e con una visuale totalizzante che abbraccia il lago nella sua interezza, Mazziotti incarna eleganza e stile, lavorando in modo attento e non dispersivo, puntando a basse rese (50-60 qt/ha) e ad alta qualità per un prodotto autentico e capace di interpretare tanto la tradizione del celebre Est! Est!! Est!!!, quanto il potenziale espresso da uvaggi a bacca rossa (Cabernet Sauvignon, Sangiovese, Merlot) ben integrati e spontanei.

Essere accolti e accompagnati in questo percorso di storie e sapori ha significato poter cogliere quel sempre più raro clima simposiale che il vino dovrebbe detenere e assicurare: accertare la filosofia aziendale, condurre un ampio scambio di opinioni sul vino e sull’enoturismo, menzionare i progetti futuri e l’esaltazione di una tradizione di famiglia che la vinokrazia utilizza per assegnare priorità storica e divulgativa come valori ineludibili. Mazziotti non riprende soltanto una tradizione e un insieme di storie familiari fatte di esplorazione e internazionalizzazione, ma le interpreta e le trasforma per consegnarle al più indomabile destino storico del vino. In tutto questo la precisa responsabilità dedicata a scelte prospettiche, un impiego costante di risorse selezionate e il desiderio che questa lunga storia possa continuare a essere raccontata.

Per alcuni i blend nascondono sempre un pericolo e un vantaggio ma, soprattutto nel caso in cui si tratti di una precisa tradizione produttiva, la costruzione identitaria passa anche per questi compromessi. È il caso dell’Est! Est!! Est!!! 2019 (13,5%, Procanico 65%, Malvasia 20%, Rossetto 15%) con un colore paglierino e un naso di media intensità, incrocio tra aromi di agrumi, melone bianco e fiori di campo. Pieno equilibro in bocca, mantiene freschezza e vivacità, con grande concentrazione olfattiva e persistenza dovute alle basse rese. Un vino estivo e ‘di apertura’ con la linearità del Rossetto, capace di aperitivi e carni bianche, schietto, spontaneo e fragrante, di corpo consistente e giusta acidità.

Mazziotti Posizione del vigneto principale

Vanto dell’azienda il Volgente 2017 (Merlot 50%, C. Sauvignon 30%, Sangiovese 20%), rosso rubino profondo, grande pulizia al naso e sincerità, con confettura di more e ciliege. Vino saporito e completo, sottoposto a premacerazione e postmacerazione di una settimana, assieme a un passaggio in legno di un anno. Toni speziati sul finale preceduti da cioccolato bianco, vaniglia, buona acidità, piacevole e persistente, con tannini morbidi e con gli uvaggi che si integrano senza strattoni. Non sovraccaricano il palato la ciliegia e un accenno balsamico per un vino di carattere, un ‘fratello maggiore’ sempre giovane e in piena salute. Molto adatto per una pasta con guanciale e tartufo nero (una bontà da provare al ristorante San Rocco di Celleno) e arrosti.

Con un colore giallo aranciato e intenso si presenta il Terre di Melona (16%) prodotto da uve appassite (Grechetto 70%, Malvasia 30%) di grande impatto. Incredibilmente delicato, grande leggerezza e disciplina nel tocco, con sentori al naso di pesca matura, albicocca, miele. Un palato pieno e gradevole caratterizzato da frutta matura, non stucchevole e vera sorpresa per ogni periodo dell’anno. Dotato di grande eleganza aromatica, è un vero tratto distintivo in zona. Perfetto per piatti piccanti e formaggi stagionati, cantucci e biscotti alle mandorle per chi lo volesse abbinare alle ultime portate.

Come sempre zum Wohl… alla vera salute!

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