Vinokrate

Chi è davvero il Vinokrate? Una figura che ben si presta a comprendere e divulgare l’eccezionalità del vino.

Il Vinokrate è un interprete del vino che sceglie di privilegiare il racconto secondo disciplina ed etica. Una vera democratizzazione del gusto è il suo grande obiettivo. Per realizzarlo, per farsi davvero protagonista di questa trasformazione, il Vinokrate crede nella necessità del vino come strumento e fine della conoscenza. Scopri di più sull’attività del Vinokrate.

Un Vinokrate è passione e coraggio. È un osservatore spinto da dedizione che testimonia una storia e vuole tramandarla. La sua passione si confonde spesso con l’esperienza di chi deve capire e studiare a fondo prima di restituire un intero vissuto. Per un Vinokrate il vino è sacro e per questo merita serietà e rispetto. Il Vinokrate lo deve esprime attraverso il memorabile racconto del vino.

Anche se la mia formazione sul vino è piuttosto accidentata, ho scelto di seguire il vino, come mi piace dire, quando ho capito che non c’era più tempo da perdere. E questo tempo andava interamente dedicato al vino come vettore di conoscenza, di indagine. E come si può conoscere senza perdere tempo? Ponendo domande, interrogando con curiosità infaticabile tutti i significati che il vino ha il merito di indicare.

Così Il Vinokrate cerca di trasmettere la sete di vino anche se a interessarlo davvero non è il liquido, ma tutto ciò che ne deriva. Il vino come occasione di incontro e scambio. Dall’incontro con l’uomo, con la bottiglia che contiene parte della sua storia, si giunge sempre a una conoscenza molto soddisfacente.

Come sempre zum Wohl… alla vera salute!

Dopo aver consumato parte della mia giovinezza in studi filosofici e teologici ho fondato una rivista permanente, Calixtilia, durata il tempo di ogni avventura giovanile. Ero a Tübingen in quel periodo a concludere una tesi di dottorato sull’onnipotenza divina mentre dalla finestra mi tornava la prossimità di Sigwart e dei ‘minori’ per illudermi di una conoscenza enciclopedica e abbracciante. Parentesi filosofiche (2007) e Appunti sul contro (2011) li scrissi per affermare una certa discontinuità rispetto a quei riferimenti accademici. Quegli anni, tuttavia, qualcosa di buono mi hanno regalato. Nel 2014 ho poi fondato Armillaria perché gli antichi maestri potessero essere riscoperti e apprezzati in un mondo già sconfitto nella lettura. Con il tempo ho capito e affinato l’idea di viaggio, rivisitato quella dell’amicizia che soffia più forte quando sei costretto ad abbandonare un luogo e, forte di entrambe, ho rinsaldato quella del vino che tra Italia e Germania mi ha potuto intrigare soprattutto nella sua veste globale. Ho deciso di usare viaggio e ricerca per raccontare i piccoli successi di grandi produttori. La mia integrità di filosofo – sempre tutta da dimostrare – mi ha sempre spinto a navigare all’insegna dei valori che la cultura classica mi ha consegnato. Per questo ho scritto Vinokrazia. Estetica del gusto e dell’impostura: per testimoniare che la perfezione non data del vino resta sempre qualcosa a cui guardare.



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